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TAKE CARE 

Per tutte le Nazioni, membro della convenzione Unesco, la distruzione e il danneggiamento dei Beni appartenenti al Patrimonio Culturale materiale di un paese costituisce una grave violazione delle leggi sulla protezione dei valori storici e culturali di un paese in caso di un conflitto militare. Il comune di San Quirico d’Orcia, inserito nella Val d’Orcia, Sito Patrimonio Unesco dal 2004, è solidale con chi subisce danni profondi al proprio spirito nazionale e vede colpita la sua visione del mondo e la sua autostima con atteggiamenti bellicosi, che mirano a distruggere tutti gli elementi su cui si fonda l’identità di un popolo: storia, cultura e lingua.

L’intervento che l’artista Stefania Vichi, presenta alla mostra di scultura all’aperto “Horti Pacis” nell’ambito di Forme nel Verde 2022, parte da questo principio. 

Al centro del magnifico disegno michelangiolesco degli Horti Leonini di San Quirico d’Orcia l’installazione della Vichi Take care (prenditi cura) ci invita a proteggere l’arte. 

La statua di Cosimo III de’ Medici, punto chiave del giardino, è stata protetta dall’artista con alcune sfere d’aria che rimandano al pluriball, materiale protettivo per le opere d’arte, come fosse in previsione un immaginario imminente attacco bellico.

L’artista, spesso fautrice di innovazioni, non propone un suo lavoro che si va a sovrapporre all’antico, come si potrebbe a prima vista pensare, ma con le trasparenze delle sfere, accarezza la scultura di Bartolomeo Mazzuoli (1674-1749), la protegge in un abbraccio fraterno, la preserva dai mali del mondo e dalla mano dell’uomo: la stessa, che con il suo ingegno l’ha realizzata, è capace con la sua stupidità di distruggerla. 

Questo passo indietro che Stefania Vichi compie come artista rispettosa, con il suo intervento costituito solo da un gesto sovrapponibile, non indirizzato verso il diniego, pone attenzione primaria proprio a ciò che vuol proteggere. E, non solo, ci fa intendere come il contemporaneo non è solo visibilità e arrivismo, ma anche pensiero rispettoso e affettivo per un passato, insostituibile sostegno per un presente ed un futuro. 

Pur essendo fautrice di un contemporaneo estremo, che muta ogni giorno, la Vichi pare con questo intervento, essere disposta a mettersi davanti al carrarmato per fermare la distruzione di qualsiasi segno della cultura e dell’identità di un popolo, quale è l’arte. 

Completa l’installazione, una performance di danza ideata dalla Vichi, con le coreografie di Studio Danza Giubilei, con l’assolo di Afshin Varjavandi e la straordinaria partecipazione di Yevgeniya Korshunova, prima ballerina dell’Opera di Kiev, costumi a cura di Vlasova Alyona Olegovna; performance quale parte creativa “pura”, che si esplica in quella “danza”, (la Vichi è anche diplomata in danza classica), in quella gioia di vivere, quale è il corpo umano in movimento, libero nel cuore e nella mente, ma prossimo forse, anche lui, a preservarsi, dentro una bolla, dagli agenti esterni, dai pericoli, ma ancor più, proprio da se stesso.

Carlo Pizzichini

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