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I MEDICI

I Medici: una delle dinastie più importanti della storia del Rinascimento italiano e della prima età moderna. La famiglia Medici raggiunse importanza politica ed economica nella città di Firenze già a partire dal XIII secolo, grazie alle attività di banchieri e commercianti. Cosimo de' Medici (1389-1464) fu l'artefice dell'espansione del potere della famiglia, instaurando a tutti gli effetti il vero e proprio dominio mediceo su Firenze. Il fiorire del mecenatismo mediceo nel XV secolo stabilì la famiglia come la più grande dinastia fiorentina di sempre e contribuì a introdurre una nuova estetica nella cultura artistica. Lorenzo dei Medici, detto Lorenzo il Magnifico (Firenze, 1 gennaio 1449 – Careggi, 8 aprile 1492) incarnò l’ideale dell’uomo rinascimentale, sia per aver vestito i panni del perfetto principe umanista, sia per l’oculatissima gestione del potere da lui messa in atto. Lorenzo si circondò di intellettuali – Poliziano, Ficino, Pico della Mirandola – e di artisti quali il giovane Leonardo da Vinci, Antonio del Pollaiolo, Filippino Lippi, Sandro Botticelli e il giovane Michelangelo, il Verrocchio, il Ghirlandaio, l’architetto Giuliano da Sangallo solo per citarne alcuni... Lorenzo da uomo lungimirante quale era, desiderava non solo sostenere gli artisti già affermati, ma anche promuovere la nascita delle future generazioni di artisti fiorentini. Fu con tale intento che decise di fondare nel Giardino di San Marco la prima Accademia d’Arte della storia, luogo in cui vennero accolti i più promettenti artisti che fuoriuscivano dalle botteghe del Verrocchio e del Ghirlandaio. Il giardino era arricchito di un gran numero di statue classiche, di cui gli artisti potevano usufruire per studiare e far pratica, al pari dei consigli dell’allievo di Donatello, Bertoldo di Giovanni. Tra questi vi era anche un giovanissimo Michelangelo Buonarroti, che frequentò il Giardino mediceo dal 1489 al 1492 e si conquistò l’ammirazione del Magnifico per le sue doti innate, tanto che il Signore di Firenze lo accolse e lo allevò al pari di un figlio, facendolo persino mangiare alla sua stessa tavola.